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Il Campione del Mondo Simone Deromedis ci svela come nasce un meleto

15 Maggio 2024
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Operazione che consiste nel mettere a dimora nuove piante arboree, la piantumazione è una fase decisiva della vita di un meleto, in quanto dalla sua corretta esecuzione dipende la futura capacità produttiva del melo. Eseguirla con cura ed attenzione nel periodo più adatto dell’anno — generalmente tra aprile e maggio — significa ottenere una buona performance sia in termini di quantità di mele prodotte, sia per quanto riguarda la qualità del frutto.

Le squisite mele Golden, Fuji e Renetta Canada che tutti conosciamo, come pure le nuove Sweetango, Morgana e non solo, devono di fatto la loro succosa bontà anche alla sapiente messa a dimora dei nuovi meleti Melinda.

Ma come piantare i nuovi meli correttamente? E quali fasi vanno eseguite in vista della piantumazione?

Ed è proprio il Campione del Mondo di Skicross Simone Deromedis insieme al papà Luca, che ci spiegheranno come si fa a mettere a dimora nuovi alberi di melo e cercare di carpire i segreti della piantumazione a livello pratico. Avvalendoci della loro competenza tecnica e ben consapevoli della passione con cui Luca e Simone si dedicano da sempre ai meleti dell’azienda di famiglia, abbiamo deciso di immergerci con loro nel’argomento.

INTERVISTA A LUCA DEROMEDIS E SIMONE DEROMEDIS:

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I SEGRETI DELLA PIANTUMAZIONE DEI MELI

Abbiamo rivolto alcune domande a Luca Deromedis, stimato agricoltore di Predaia nonché socio Melinda e perito agrario, e a suo figlio Simone Deromedis, celebre campione mondiale di Skicross supportato da Melinda e collaboratore nell’azienda agricola di famiglia nel tempo libero dagli impegni sportivi.

Ecco cosa ci hanno rivelato sulla piantumazione dei meli.

  • Luca, come è nata la tua azienda agricola?

L’azienda agricola è stata creata da me quando avevo appena 20 anni, alla fine degli anni ’80, partendo da una piccola terra di proprietà di mio padre. Ma devo dire che l’agricoltura già l’avevo nel sangue e che in qualche modo è sempre stata un “vizio di famiglia”: mio padre, pur essendo geometra, aveva da sempre la passione per le mele e avevamo diversi parenti che lavoravano in campagna.

  • Come hai trasmesso a Simone la passione per la campagna, oltre che per lo sport che lo vede da anni protagonista nello sci freestyle?

Per forza di cose, ho cominciato a portarlo in campagna da piccolissimo: il sabato e la domenica si andava a sciare insieme, mentre durante la settimana dopo la scuola Simone passava gran parte del tempo con me nei campi. Per questo, da bambino sveglio e curioso qual era, è stato inevitabile che si appassionasse all’agricoltura oltre che allo sport…diciamo che è stato forgiato molto presto sia alla fatica in campagna che a quella sui campi da sci.

  • Visto che hai maturato una certa esperienza, sapresti dirci in cosa è cambiato negli anni il lavoro relativamente alla fase della piantumazione dei meli, a livello di strumenti e dal punto di vista tecnologico?

Posso dirti che in confronto agli anni ’70 e ’80, negli ultimi decenni si è assistito a un cambio radicale nella progettazione degli impianti e nella tipologia di piante. Le nuove piante hanno bisogno di più sostegno, diversamente da quanto avveniva prima; inoltre oggi vengono piantumate molte più unità per ettaro rispetto al passato. Di conseguenza c’è bisogno di una progettualità ben precisa anche per la piantumazione: oggi niente può essere approssimativo, dalla scelta dell’impianto a quella della varietà più idonea di mele, tutto deve essere pianificato in funzione del tipo di terreno e dell’esposizione al sole, come pure tenendo conto delle esigenze del mercato.

  • Quanto agli attrezzi e alle nuove tecnologie, a partire dai primi anni 2000 quanto questi possono aver sostituito il lavoro dell’agricoltore o almeno alleviato le sue fatiche?

In generale, le nuove tecnologie hanno senza dubbio alleggerito il lavoro dell’agricoltore. Per quanto riguarda invece la fase specifica della piantumazione, questa non è meccanizzata ma deve essere eseguita ancora manualmente, e l’intervento umano è indispensabile. Anche se c’è da dire che alcuni strumenti come scavatori e altri attrezzi più moderni sicuramente ci vengono in aiuto.

  • Luca, per quali motivi oggi si decide di dar vita a un nuovo meleto?

Il motivo fondamentale è perché, come tutte le cose, i meleti hanno un ciclo di vita che si esaurisce: oggi un meleto dura tra i 20 e i 30 anni massimo. Per usare una metafora sportiva, dobbiamo pensare ad un atleta che si spende tanto ma proprio per questo non può correre per 60 anni. I vecchi impianti duravano di più perché producevano meno e avevano piante più grandi con meno esigenze: gli impianti con grandi produzioni è normale che esauriscano prima la loro capacità produttiva e per questo è necessario sostituirli dando vita a un nuovo meleto.
In più, col passare del tempo cambiano i gusti della gente assieme al mercato: attraverso una nuova piantumazione si cerca di introdurre varietà diverse, più appetibili e in grado di garantire a noi agricoltori un reddito equo.

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Passiamo adesso la parola al Deromedis jr.:

  • Simone, sappiamo che per tutto l’inverno sei molto concentrato sull’attività sportiva ma che una volta terminate la stagione ti dedichi con piacere alla vita di campagna in Val di Non. Come ti trovi a vivere in questo contesto e a lavorare nei meleti di famiglia?

Fin da piccolo sono stato immerso costantemente in questo ambiente, dare una mano alla famiglia nei campi è da sempre la mia normalità: quando sono a casa e c’è qualche lavoretto da fare nei meleti non mi tiro mai indietro perché è un’attività che mi dà molte soddisfazioni.

  • Quando hai finito l’attività di freestyle di quest’anno?

Ad oggi ho concluso sia gare che allenamenti: maggio e giugno sono i miei mesi più liberi, prima della ripresa.

  •  Quindi adesso potrai dedicarti alla cura dell’azienda agricola, la tua seconda passione… in questo periodo, puoi dirci quali sono le fasi principali da seguire nella piantumazione e di cosa ti occupi tu in particolare?

Posso dire che creare un impianto da zero è fra le cose che preferisco, perché si tratta di un’attività più fisica rispetto alla cura della mela ed è quasi un secondo allenamento per me.

In vista della piantumazione, in autunno comincia la prima fase, quella preparatoria: si estirpano le vecchie piante, si tagliano, si cavano le radici e si pulisce il suolo. In seconda battuta, ci si carica pali e sostegni che sono stati già rimossi e si sistema il terreno in modo da accogliere il nuovo impianto, attraverso la concimazione organica. In inverno si lascia poi riposare il tutto ed è solo in primavera che finalmente comincia la vera e propria piantumazione: dopo aver predisposto i nuovi pali, i nuovi fili di ferro, i cordini in vista della fase finale, si procede a piantare i nuovi alberi, quale ciliegina sulla torta del lungo lavoro preparatorio.

  •  Si può dire che la piantumazione sia propedeutica alla futura riuscita della pianta in autunno… il che equivale un po’ alla preparazione atletica in vista della competizione sportiva.  C’è qualche trucco del mestiere che ritieni valido per entrambe le attività?

Bellissimo paragone…! La piantumazione ha molti punti di contato con la preparazione atletica, visto che in entrambi i casi è fondamentale la corretta gestione dei tempi: per riuscire a fare un lavoro fatto ad arte nella piantumazione occorre rispettare i tempi giusti e le giuste condizioni climatiche… così come tra un po’ io ricomincerò ad allenarmi per essere pronto fisicamente a raccogliere medaglie nel prossimo inverno.

(…) Anche se c’è da dire che la fase di riposo per lo sci purtroppo è molto più breve di quella della piantumazione dei meli!

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