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Coltiviamo la sostenibilità

Le case degli abitanti della Val di Non e della Val di Sole sono circondate ovunque da frutteti ed è naturale che i melicoltori sostengano una produzione in perfetta armonia con il territorio, vero patrimonio da preservare nell'interesse sia dei coltivatori e delle loro famiglie, sia dei consumatori.

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100% produzione integrata o biologica

I 4.000 soci del Consorzio Melinda hanno firmato il “Disciplinare per la Produzione Integrata”. Ma cosa significa questo patto siglato dai produttori? Significa che tutti i soci si impegnano a utilizzare metodi di coltivazione sostenibili, introducendo il più possibile tecniche naturali per combattere le malattie e gli infestanti delle mele. Il ricorso agli agrofarmaci avviene infatti solo in casi di assoluta necessità e sempre sotto stretto controllo tecnico.

Vuoi conoscere un interessante esempio concreto di utilizzo di metodi naturali di difesa dai parassiti? Viene chiamata “tecnica della confusione sessuale” ed è utilizzata da più di 10 anni nella frutticultura del territorio trentino, dove copre la quasi totalità dei meleti: grazie all’inserimento all’interno dei frutteti di particolari dispensatori di ferormoni, si diminuisce la proliferazione di insetti dannosi, riducendo le probabilità di accoppiamento tra individui maschili e femminili. Questo permette di contenere in maniera importante l’impiego degli insetticidi.

In nome di una sempre maggiore sostenibilità, poi, è in corso un percorso di progressiva convergenza fra la produzione integrata e quella biologica (gli ettari di frutteto bio in Trentino sono raddoppiati nel giro di dieci anni).

Sostenibilità energetica

La frutticultura trentina si attesta tra le aree di produzione più virtuose in Italia. L’utilizzo energetico in fase di produzione di mele in Trentino Alto-Adige è uno dei più bassi al mondo, neppure lontanamente comparabile con altri alimenti.

La mela è infatti oggi uno tra gli alimenti meno “spreconi” nel consumo idrico, anche grazie alla riconversione della classica irrigazione soprachioma con l’irrigazione a goccia, più innovativa e molto più efficace, perché permette di ridurre gli sprechi di oltre il 50%. Un dato importante, soprattutto se comparato con alimenti frutto di processi di elaborazione industriale: un hamburger, per esempio, ha bisogno di quasi 350 volte la quantità d’acqua utilizzata per una mela; una tazzina di caffè o un uovo ne utilizzano il doppio.

Fiore all’occhiello della sostenibilità della melicoltura sul fronte energetico è inoltre l’utilizzo esclusivo di fonti rinnovabili per far fronte al fabbisogno di energia sia nella fase di lavorazione sia in quella di conservazione dei prodotti. Senza dimenticare che, grazie ai fiumi e ai laghi delle montagne trentine, la produzione di mele può contare sull’energia più pulita, quella idroelettrica.

Basso impatto paesaggistico, sinergie con l’ambiente

Non solo meleti: è importante ricordare che nelle Valli del Noce il bosco continua a essere fortemente presente, come d’altronde nel resto del Trentino, rimasto fondamentalmente una realtà basata sulla natura, con l’89% della superficie coperta da boschi e pascoli, il 2,8% di aree urbanizzate e il 5,4% utilizzato per le colture agricole. Le aree boschive, tra l’altro, hanno un ruolo importante per mantenere un alto livello di biodiversità e favorire la vita e la presenza di animali antagonisti degli insetti nocivi per le colture.

Una perfetta sinergia tra ambiente e coltivazioni, dunque, di cui un altro significativo esempio sono le api. Alleate fondamentali per qualsiasi sistema frutticolo, favoriscono la massima qualità dei frutti e promuovono la sostenibilità sia ambientale sia economica. Per questo, le aree dedicate alla produzione delle mele hanno visto aumentare negli anni il numero di arnie. Oggi si stimano oltre 24.000 arnie presenti in Trentino, a cui se ne aggiungono altre 5.000 importate stagionalmente per la delicata fase di impollinazione dei frutteti.

100% riciclo, riuso e recupero

La maggior parte degli imballaggi delle mele Melinda sono oggi costituiti da cartone ondulato, proveniente da alberi ottenuti in piantagioni in cui si reimpiantano più piante di quelle che si tagliano. Ciò è garanzia di ripristino della materia prima per la produzione della carta, da una parte, e riciclo degli imballaggi dopo il loro utilizzo, dall’altra.

Accanto al concetto di riciclo, si è progressivamente affermato anche il concetto di riutilizzo, ad esempio con l’impiego di imballaggi in plastica a sponde abbattibili.

La forte volontà di preservare la qualità dell’ambiente ha portato alla realizzazione di un sistema di raccolta e smaltimento che, oltre a gestire le plastiche derivanti dalle attività agricole, si prende anche cura degli imballaggi dei prodotti fitosanitari, in modo capillare su tutto il territorio. Risultato: 100% corretto smaltimento e recupero dei rifiuti speciali.